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Comune di Castelnovo di Sotto

Comune di Castelnovo di Sotto

Comune di Castelnovo di Sotto - Testata per la stampa
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Personaggi storici

Giambattista Guatteri

Giambattista Guatteri  (Castelnovo di Sotto, 27 agosto 1739 - Parma,1 luglio 1793) è stato un illustre botanico italiano.
Si trasferì a Parma nel 1755 per frequentare un corso universitario. Nel 1765, per volontà del duca di Parma Ferdinando di Borbone, passò all'Università di Padova, dove seguì i corsi dell'insigne botanico Giovanni Marsili, conseguendo nel girodi due anni il dottorato in scienze naturali.
Nel1769 gli fu affidata la cattedra di botanica dell'Università di Parma, e si mise subito all'opera per dotare anche questa università di un orto botanico sul modello di quello di Padova, funzionante dal 1545.
Nel febbraio 1770 fu approntato il terreno e dopo qualche anno l'Orto botanico di Parma entrò in funzione. Guatteri iniziò una collaborazione scientifica con i maggiori ortibotanici europei, in particolare con il Giardino Reale di Madrid, dal quale ottenne numerose nuove  specie botaniche provenienti dalle Americhe.
Per dotare gli studenti di un testo aggiornato, tradusse dallo spagnolo il Corso elementare teorico di botanica ed introduzione alla parte pratica, dal testo originale di Casimiro Ortega, direttore dell'orto botanico di Madrid. Fuuno dei primi botanici italiani ad adottare il nuovo sistema tassonomico proposto da Linneo.
Nel 1993 a Giambattista Guatteri è stato intitolato il Parco retrostante la Rocca municipale di Castelnovo di Sotto (percorso arancio).

 

Luigi Amedeo Melegari

Luigi Amedeo Melegari
Luigi Amedeo Melegari

Luigi Amedeo Melegari (Meletole di Castelnovo di Sotto, 19 febbraio 1805 - Berna, 22 maggio 1881) è stato un politico, patriota e giurista italiano. Nato da famiglia agiata, Luigi Amedeo Melegari compie gli studi preliminari a Parma, per poi trasferirsi a Roma, dove si laurea in giurisprudenza.
Tornato nei suoi luoghi d'origine, prende contatti con la locale carboneria e, nel 1831, è tra i promotori dei moti di Reggio Emilia. Arrestato nell'aprile dello stesso anno viene assolto, ma la situazione lo induce alla scelta dell'esilio in Francia.
Nella città di Marsiglia incontra Giuditta Bellerio, compagna di insurrezione e d'esilio, attraverso la quale entra in contatto con Giuseppe Mazzini; ben presto la frequentazione con Mazzini si farà assidua, divenendone uno dei più fedeli ed intimi collaboratori.
Melegari è tra i fondatori della "Giovine Italia" e, trasferitosi in Svizzera, sarà tra i cinque rappresentanti italiani, con Mazzini, Bianco, Rosales e Ruffini, a firmare il "Patto di Berna", ovvero l'atto di fondazione della "Giovine Europa", il 15 aprile 1834.
Probabilmente deluso dai continui fallimenti dei moti insurrezionali, Melegari si allontana gradatamente dalle idee mazziniane, fino ad assumere posizioni liberali e moderate.
Nel 1840 inizia la sua esperienza di docente, prima all'Accademia di Losanna, dove tiene corsi di economia politica, filosofia del diritto e diritto internazionale e, dal 1848, all'Università di Torino, dove assume la cattedra di diritto costituzionale, mantenendola fino al 1860.
La sua carriera politico-istituzionale inizia nel 1849 come deputato, per divenire senatore nel 1862. Nel 1867 riceverà l'incarico di "Ministro d'Italia a Berna", carica che ricoprirà ininterrottamente fino alla morte, fatta eccezione per il breve periodo nel quale viene chiamato dal Presidente del Consiglio Agostino Depretis, a guidare il dicastero degli esteri.

 

Antonio Prini

Antonio Prini (Castelnovodi Sotto, 9 aprile 1771 - Milano, 14 gennaio 1841) fu un illustre medico che operò a Verona e a Milano. Fu  autore dialcune importanti (per l'epoca) pubblicazioni a carattere medico-scientifico,  uomo di cultura insenso lato, esperto di musica e belle arti, conoscitore delle lingue latina, inglese e francese.  Viaggiò molto inItalia e in Francia. Alcuni mesi prima di morire, dopo aver trattenuto per sé il necessario per il proprio mantenimento, lasciò tutti i suoi beni ai poveri di Castelnovo Sotto, indimenticato paese natìo.

 

Abate Giovanni Alai

Giovanni Alai (Meletole, 18 agosto 1757 - San Savino, 29 settembre 1828). Entrato in seminario a Reggio nel 1775, divenne sacerdote nel 1781 e gli venne affidata la scuola di Grammatica superiore e, in seguito, la cattedra di lettere greche, storia e geografia del seminario. Fu vice bibliotecario della Biblioteca Civica di Reggio fino a quando la biblioteca, nel 1814, fu unita dal governo estense a quella dei Canonici del Duomo. Era zio di Luigi Amedeo Melegari. Trascorse gli ultimi anni a San Savino, dedicandosi agli studi e dando lezioni gratuite di storia e matematica. Fu autore di un dizionario manoscritto dei modi di dire in vernacolo reggiano, con le corrispondenti voci in italiano e latino, successivamente ripreso e pubblicato da Gian Battista Ferrari a Reggio nel 1832.

 

Monsignor Jacopo Casoli

Jacopo Casoli (Castelnovo di Sotto, 5 marzo 1803; Reggio Emilia, 3 dicembre 1874), divenne sacerdote nel 1826, dopo aver conseguito la laurea in teologia nel seminario di Modena e fu poi nominato dapprima Canonico della basilica di San Prospero a Reggio e, successivamente, Canonico Teologo della Cattedrale.  Dal 1846 al 1863 fu Bibliotecario della Civica Biblioteca di Reggio e ricoprì anche la carica di Giudice Ecclesiastico per tutte le cause insorgenti nella Diocesi di Reggio.

 

Sergio Brighenti

Sergio Brighenti (Castelnovo di Sotto, 26 maggio 1921 - Milano 4 gennaio 1990) è stato uno dei più famosi e importanti driver italiani.
Nell'ambiente del trotto era soprannominato "Il Pilota". Il suo ingresso nel mondo dell'ippica avviene a 16 anni quando diventa allievo di Paolo Iemmi, altro celebre castelnovese (vedi sotto) a San Siro. L'esordio vero e proprio di Brighenti avviene a 18 anni ed è l'inizio di una brillante carriera sportiva legata soprattutto ai cavalli Tornese e Delfo con i quali, alla fine degli anni 50, riuscirà a conquistare tutti i Gran Premi italiani e numerosi trofei internazionali per un totale di oltre cinquemila successi. Le sue spoglie riposano nel cimitero di Castelnovo di Sotto.

 

Paolo Iemmi

Paolo Iemmi (Castelnovo di Sotto, 6 giugno 1894 - Bologna, 6 dicembre 1984), una intera, lunga esistenza dedicata ai cavalli e al trotto. Unico caso di guidatore che ha insegnato la professione a tanti allievi divenuti in seguito famosi campioni, ha allenato, corso e vinto fino all'età di 83 anni. Considerato il decano dei guidatori di trotto italiani, ha trascorso tutta la vita presso l'ippodromo bolognese dell'Arcoveggio.  Anche le sue spoglie riposano nel cimitero di Castelnovo Sotto.

 

Bianca Magnani

Bianca Magnani (Castelnovo di Sotto 1914 - 2007) - Partigiana. Di Bianca si ricorda l'impegno durante la Resistenza, quando insieme alla sua famiglia si trovò ad affrontare momenti difficili ed estremamente pericolosi, ma si ricorda anche, nel dopoguerra, il suo ruolo di dirigente provinciale e nazionale del movimento femminile, ispirato sempre a valori umani e di solidarietà.
Un impegno, quello nell'UDI (Unione donne italiane) che la portò ad essere organizzatrice di iniziative ed eventi incentrati sui problemi dell'emancipazione femminile, estremamente partecipati e vivaci. Come ha avuto modo di scrivere Ione Bartoli, Bianca, da giovane contadina, non aveva potuto studiare, ma da autodidatta e da amante della lettura imparò a scrivere e parlare correttamente, tanto da tenere relazioni e conferenze. Per anni fu consigliere comunale a Castelnovo di Sotto.
Bianca aveva ereditato la passione per la politica e l'attenzione ai diritti dei lavoratori dalla sua famiglia: socialisti antifascisti che avevano conosciuto i sacrifici in un'epoca difficile e l'esperienza dell'emigrazione.
Il padre di Bianca, Vittorio, emigrò negli Stati Uniti con la moglie, Rita Ferrari, alla fine dell'800, dove fece il minatore per 20 anni, mentre la moglie si occupava di far da mangiare agli altri suoi colleghi. Raccontava Bianca che, dopo una massacrante giornata di lavoro, Vittorio la sera portava con cavallo e carretto a minatori di altre zone bibite e altri generi di conforto. In America, nonostante le fatiche, i disagi, i sacrifici, la coppia ebbe tre figli.
Tornarono attorno al 1910, quando grazie a quanto guadagnato oltre oceano riuscirono a comprare una casa di campagna con alcune biolche di terra a Cogruzzo e a diventare dunque piccoli contadini.
Con la nascita del fascismo, nel 1923 - 24 iniziarono tempi durissimi per la famiglia Magnani. Ancora bambina Bianca vide infatti il padre bastonato a sangue dai fascisti. Il fratello Giuffrido fu più volte minacciato e perciò decise di emigrare in Argentina, dove divenne giornalista e (nonstante la grande nostalgia e le visite alla famiglia) rimase per tutta la vita.
I problemi con il fascismo non cessarono mai: dopo il padre fu il turno del marito di Bianca, Nelson Sedani, per anni perseguitato.
Nel 1943, Nelson era presente, in un campo di Case Cervi, all'incontro in cui si decise la formazione del primo nucleo della Resistenza castelnovese, con Adelmo Donelli e Sergio Rabitti, alla presenza di Orlando Bolognesi del Comitato Provinciale di Reggio Emilia.
La casa Magnani-Sedani da allora fu a totale disposizione della Resistenza, ospitando di continuo riunioni dei comandanti di zona, non facendosi mai problemi nel nascondere i tanti giovani renitenti e ricercati, anche di diverse nazionalità, esponendosi sempre a grandi rischi, con una generosità e un coraggio unici.
Ed è quello che successe sicuramente nell'estate del 1944, quando, durante un bombardamento, due importanti ufficiali inglesi fuggirono dal campo nazifascista di Fossoli. Ricercati dalle SS tedesche e dai fascisti, i due vagarono per campagne a loro sconosciute, costretti a dormire sotto i ponti dei canali. Con molta fortuna "McClark" e "Renato", riuscirono a contattare esponenti della Resistenza.
Fu la famiglia Sedani-Magnani che si occupò di fornire loro un ricovero e che si occupò di curare Renato, malato di polmonite, contattando il dottor Iginio Favali, direttore dell'ospedale di Castelnovo di Sotto, già nella Resistenza.
I cittadini di Castelnovo di Sotto hanno potuto conoscere meglio la figura di Bianca Magnani, scomparsa nel 2007 a 92 anni, il 17 marzo 2011, quando nell'ambito delle iniziative per celebrare il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia l'Amministrazione Comunale di Castelnovo di Sotto ha scelto di intitolare l'atrio del municipio alla partigiana Bianca Magnani, scomparsa nel 2007 all'età di 92 anni. In questa occasione si è cercato di ovviare in parte ad una "perdita della memoria" che spesso impedisce di apprezzare le testimonianze del passato e la loro importanza per la nostra identità, la nostra storia e la nostra cultura.

 

Nardo Foielli

Giovane muratore, già presente nei primi nuclei della Resistenza, dopo la Liberazione è consigliere comunale della prima amministrazione di Castelnovo di Sotto: fu il più giovane della provincia a rivestire quell'incarico.
In quegli anni frequentò la scuola.convitto Rinascita di San Rocco, che poi a Rivaltella diventa "Convitto Luciano Fornaciari" (fucilato a Febbio nel Luglio 1944). Tale convitto faceva parte delle strutture nate dopo la Resistenza, il cui scopo era quelloo di far riprendere gli studi ai giovani che li avevano dovuti interrompere a causa della guerra.
Sotto l'egida dell'ANPI e del Ministero, nasce il primo convitto a Milano, poi altri a Reggio Emilia, Roma, Torino, Bologna, Genova, Venezia, Varese, Novara, San Remo, Cremona. È in questa eccezionale iniziativa che partigiani e reduci cercano "un'occasione di promozione culturale e professionale per essere utili a se stessi e agli altri".
Nardo si applicò nell'area edile che formava tecnici e carpentieri. Dapprima apprezzato dirigente della Cooperativa Muratori di Castelnovo di Sotto, ne divenne poi il presidente per ben 27 anni. Nel volume Coopsette: La storia, gli uomini, le idee, uscito per Diabasis nel 2003, Foielli è descritto come "Uomo dalla forte personalità, un grande personaggio, intelligente, acuto, rapido nelle decisioni e fortemente intuitivo negli affari, con grande fiuto commerciale". Diventa dirigente del consorzio Provinciale ed è uno dei primi a capire la necessità di attuare cambiamenti, accettando tutti i rischi, e avviare nuove produzioni. Di nuovo dal volume sulla storia della Coopsette si legge: "Nel 1960 fa nascere il  nuovo complesso COCEP, con notevole impiego di manodopera, assumendo, oltre a lavoratori locali, personale proveniente dal meridione, con le famiglie, in cerca di lavoro".